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Arcigay Roma e Gay Center vincono causa contro Radio Globo. Tribunale: lecita obiezione commerciale

La Sezione Diritti e Immigrazione del Tribunale di Roma ha assolto le associazioni Arcigay Roma e Gay Center dall'accusa di Radio Globo, nota radio romana. 

La Radio aveva citato in giudizio le associazioni richiedendo a Francesco Angeli, presidente di Arcigay Roma, e a Fabrizio Marrazzo di cessare l'attività di verso gli sponsor, dopo che i referenti delle due associazioni avevano denunciato mediaticamente le parole del conduttore della trasmissione mattutina The Morning Show espresse dal conduttore Roberto Marchetti, e la successiva difesa della Radio. Il conduttore aveva espresso nel settembre 2018, espressioni omofobe, come “mi fermo a guardare o perché non siamo abituati a guardare o perché semplicemente non è normale e provavo anche un certo disgusto”, al quale era seguita la presa di distanza dalle associazioni Arcigay Roma e Gay Center., e la successiva campagna verso gli sponsor. Le associazioni difese rispettivamente dagli avvocati Silvia Claroni per Gay Center e Salvatore Simioli per Arcigay Roma, hanno avuto ragione dal Tribunale di Roma che ha definito "lecita l'obiezione commerciale".

--- clicca qui per leggere tutta la ricostruzione dei fatti ---

 

Il commento di Fabrizio Marrazzo, Portavoce Gay Center

“Oggi il Tribunale Civile di Roma ci dà ragione, affermando che è "lecita l'obiezione commerciale" e condanna Radio Globo alle spese processuali, affermando che la nostra azione è stata legittima e che la radio non prendendo di fatto le distanze dallo il suo speaker, non può lamentarsi delle nostre azioni. Questa sentenza è molto importante perché per la prima volta stabilisce come legittima l’azione delle associazioni gay contro le attività discriminatore di un media. Purtroppo come si evince dalla sentenza l’assenza di una legge contro l’omofobia non ci da strumenti reali di contrasto alle discriminazioni, per questo sollecitiamo il parlamento ad approvare al più presto una legge contro l’omofobia. Inoltre, ci auguriamo che Radio Globo si scusi con gli utenti lesbiche, gay e trans e non ripeta più affermazioni discriminatore”

 

Il commento di Francesco Angeli, Presidente Arcigay Roma

"La sentenza evidenzia il contenuto omofobo delle dichiarazioni del conduttore di Radio Globo  e la non presa di distanza da parte della radio sull'accaduto. Di conseguenza viene legittimato il diritto di critica da parte dell'associazione Arcigay Roma, legato all'art 21 della Costituzione, di esprimersi liberamente sulle dichiarazioni della radio, richiedendone, come accaduto a settembre, le scuse ufficiali. La sentenza inoltre conferma come legittima l'azione verso gli sponsor, espressa come appello per interrompere il sostegno economico alla Radio, confermando che mai la Radio, dopo le dichiarazioni omofobe del settembre 2018 del conduttore di Radio Globo, ha espresso una posizione di distanza da queste. Una sentenza importante che ribadisce la centralità del lavoro di Arcigay Roma nella difesa delle discriminazioni omofobe, derivanti dal linguaggio d'odio, che servirà come esempio per il futuro nell'utilizzo di un linguaggio non offensivo."

 

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STRALCIO MOTIVAZIONI SENTENZA TRIBUNALE DI ROMA (Sezione Diritti e Immigrazione del Tribunale di Roma) RADIO GLOBO VS ASSOCIAZIONI ARCIGAY ROMA E GAY CENTER

 “in seguito alla divulgazione, da parte di una emittente largamente diffusa in ambito locale, di una esternazione dal contenuto apertamente offensivo e discriminatorio nei riguardi della comunità gay (…), ed a fronte del sostanziale diniego da parte della proprietà di assumere apertamente una posizione critica nei riguardi dell’accaduto, i resistenti (Gay Center e Arcigay Roma ndr) hanno rivolto ad artisti ed operatori economici un appello ad interrompere la loro collaborazione economico professionale con la radio.  

Le richieste non sono state formulate con toni impropri, con modalità violente, minacciose o scorrette, né con argomenti di pressione volti a coartare la formazione del convincimento dei destinatari della comunicazione, ma sono rivolte in forma di mero invito all’obiezione commerciale; neppure si può affermare che i comunicati si fondino sulla diffusione di notizie false, giacché la richiesta è in ogni caso sempre direttamente correlata alla vicenda più volte ricordata e non fondata su generiche accuse di omofobia; e se è vero che la condotta offensiva di un singolo dipendente della radio non necessariamente doveva ritenersi espressiva del pensiero dell’intera proprietà, è vero anche che nessuno dei comunicati seguiti agli avvenimenti del 7 settembre 2018 sembra manifestare la minima solidarietà nei riguardi degli enti rappresentativi della comunità gay che avevano sollecitato in tal senso la società.  

Tali comunicati si limitano infatti a respingere con fermezza le accuse di omofobia, facendo leva sulle diverse iniziative di segno opposto assunte nel tempo dalla radio, senza tuttavia esprimere alcuna efficace presa di distanza dalle specifiche e gravi affermazioni del conduttore Marchetti, rese peraltro attraverso un mezzo di comunicazione particolarmente pervasivo. La reazione critica delle parti resistenti appare dunque giustificata dall’intento di ribadire che la scelta della proprietà di non esprimere alcuna valutazione negativa in merito alle infelici espressioni utilizzate dallo speaker, non poteva ritenersi mera espressione di neutralità, ma finiva per legittimare quanto accaduto e contribuire così – sia pure indirettamente- ad alimentare una cultura discriminatoria, per quanto sino ad allora estranea alla linea dell’emittente.

 


 

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