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In Francia si fa scuola di tifo
01/03/2007  gazzetta dello sport

A scuola di tifo per combattere razzismo, omofobia, misoginia, violenza e tutti i mali del calcio moderno.
 
L’idea è venuta ad un gruppo di autori francesi che da qualche settimana mettono in scena negli istituti scolastici una pièce teatrale dedicata al mondo dei supporter per insegnare ai ragazzi il rispetto verso l’altro, che sia arbitro, tifoso o giocatore avversario.
 
 
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CHIMBONDA
- Il progetto è partito un anno e mezzo fa. Merito di un articolo di France Football sul razzismo degli ultrà del Bastia contro un loro giocatore, Pascal Chimbonda, difensore passato poi al Wigan e convocato in bleu ai mondiali tedeschi. Insulti, sputi, minacce: routine per qualche giocatore di origini africane, seppur francese a tutti gli effetti.
 
THURAM - L’arma migliore per fronteggiare il razzismo è educare i ragazzi
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fin dai banchi di scuola. E’ da sempre la teoria di Lilian Thuram, in prima linea su temi sociali scottanti, anche come membro dell’Alto consiglio dell’Integrazione.
Una teoria diventata realtà grazie a Stéphane Tournu-Romain, già autore di commedie a tema sportivo, come Temps de Foot (Tempi di calcio), interpretato qualche anno fa dall’attuale c.t. della nazionale Raymond Domenech e da Robert Pires.
 
SCENE DA STADIO - Il progetto si divide in due parti. Prima, gli attori professionisti, tra cui Jean-Philippe Delpech, ex centrocampista del Saint Etienne, recitano aneddoti tipici da stadio con l’arbitro, l’allenatore furioso, il calciatore e il moderatore che indossa la maglia “Fair play” della Fifa. Poi tocca ai ragazzi, che improvvisano, sempre con entusiasmo, su temi purtroppo altrettanto comuni: cori razzisti, incitazioni alla violenza, offese sessiste.
 
IDEA DA ESPORTARE - "L’idea è di farli riflettere ora – spiega René Charrier, vicepresidente del sindacato giocatori professionisti che si è associato all’iniziativa – perché in futuro sarà più difficile sensibilizzarli".
Un progetto ambizioso che coinvolge anche gli insegnanti e aspira a entrare in 700 scuole per toccare 45mila studenti. Non mancano difficoltà economiche. Qualche istituzione punta i piedi, ma il progetto è andato in porto anche grazie all’aiuto di France football. Allora, perché non importarlo anche in Italia?

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