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Utero in affitto, l'India dice basta
16/03/2008  corriere.it

ROMA - Ne arrivano a decine, ormai. Destinazioni preferite Calcutta, Bombay, Gujarat, New Delhi. Qui in India negli ultimi due anni sono fiorite cliniche specializzate in gravidanze surrogate. Offrono alle donne occidentali, soprattutto inglesi e americane, servizi difficili da trovare in altre parti del mondo. Mettono a disposizione ragazze, la maggior parte orfane o madri di famiglia, che per poche migliaia di dollari danno in affitto l´utero e accolgono in grembo gli embrioni dei genitori titolari. Un pacchetto turistico a basso costo, la metà o un terzo almeno rispetto al tariffario di Londra, dove la surrogacy viene ammessa solo tra residenti. Le clienti sono mamme poco agiate o che magari hanno già speso tutto per tentare di avere il bambino in patria. Mercato fiorente, in grande espansione. Il governo indiano ha finalmente deciso di mettere sotto controllo. E´ in discussione una legge per tutelare i diritti dei bambini nati con questa pratica e delle madri che noleggiano se stesse. Verranno affrontati anche temi di ordine etico. Se autorizzare o no gravidanze surrogate per conto di coppie omosessuali o di single. Se porre un limite di età dei clienti. Infine la questione della nazionalità. Oggi un neonato partorito da una mamma indiana riceve automaticamente passaporto britannico, statunitense e delle altre nazionalità dei «genitori», senza nessun passaggio intermedio e questo rende più difficile la sorveglianza del fenomeno. In India ogni anno nascono centinaia di bambini da madri surrogate. Calcoli molto approssimativi, perché nella realtà è impossibile registrare i casi, specie se sono implicate strutture sanitarie del terzo mondo. Non c´è da stupirsi che l´affitto dell´utero sia un prodotto così diffuso in un Paese che vende di tutto, il primo a mettere in vendita il rene. I costi sono ridicoli. Circa 15 mila dollari mentre arrivano fino a 150 mila negli Stati Uniti. Trovare una mamma surrogata è semplice.
 
Basta scorrere gli annunci sui giornali, pubblicati gratuitamente da agenzie che si sono specializzate nel settore. Non bisogna temere raggiri, spiegano gli inserzionisti. Si versa una piccola caparra, segue un anticipo ma solo quando la gravidanza è avviata. Il resto della somma, solo a parto avvenuto o, come si dice in gergo a «bambino in braccio». In Italia la surrogacy è vietata dalla legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita e ancor prima dal codice deontologico dei medici. Non è da escludere che qualche donna sia volata in India per realizzare il sogno della maternità, sia pure indiretta. Se esistono, i precedenti si contano sulla punta delle dita, gli italiani preferiscono mete più sicure come Stati Uniti e Canada. «Noi non lo scopriremo mai, sono solo ipotesi. Le nostre pazienti non svelerebbero mai un tale proposito anche se di solito al ginecologo confidano tutto», racconta Nino Guglielmino, del centro Hera di Catania, uno dei più qualificati in Italia. La limitatezza di un eventuale mercato alimentato dalle italiane è dovuta d´altra parte anche alla rarità delle diagnosi che spingerebbero verso una soluzione tanto estrema e penosa. La strada dell´affitto diventerebbe obbligata solo per le donne che hanno subito l´asportazione dell´utero in età giovanile o che l´hanno perso per errori ostetrici
 
Margherita De Bac

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